Teglia in vetro Pyrex con cibo cotto in forno — alternativa sicura alle padelle antiaderenti e alla plastica per cotture senza rilascio di microplastiche
  • Pubblicato il 5 giugno 2026 · aggiornato il 5 giugno 2026
  • 20 minuti di lettura

Materiali sicuri in cucina: pentole, padelle, piatti e plastica

Quando pensiamo a una dieta anti-infiammatoria, pensiamo sempre a cosa mangiamo.

Non pensiamo quasi mai a come il cibo è cucinato e con quali strumenti.

Microplastiche: il problema invisibile

Ti chiedo di fare una cosa.

Entra nella tua cucina e dai un'occhiata ai tuoi utensili: taglieri, mestoli, posate che usi per cucinare, contenitori.

Quanti di questi sono in plastica o silicone?

Probabilmente molti.

Soprattutto se usi taglieri di plastica, fermati un attimo a pensare.

Quando tagli una verdura su un tagliere di plastica, con il coltello "sollevi" delle microparticelle di plastica che poi finisci per ingerire.

Cassetto scorrevole colmo di contenitori per cibo in plastica

Pensa ora ai contenitori che usi per conservare il cibo o per portarlo al lavoro, ad esempio i Tupperware. Ogni volta che il cibo entra in contatto con la plastica (soprattutto se caldo, acido o oleoso) può assorbirne piccole quantità.

E questa dove finisce? Nel tuo corpo.

Il problema delle microplastiche nel corpo è (purtroppo) reale.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine nel 2025 ha analizzato campioni di cervello umano e ha trovato concentrazioni di microplastiche fino a circa 5.000 microgrammi per grammo di tessuto cerebrale.

In termini di peso, parliamo dell'equivalente di un cucchiaino di plastica nel cervello.

E questo non è nemmeno il dato più preoccupante.

Rispetto ai campioni analizzati nel 2016, i cervelli del 2024 contenevano il 50% di microplastiche in più. In meno di dieci anni.

I ricercatori hanno anche notato che nei cervelli di persone con diagnosi di demenza le concentrazioni erano da 3 a 5 volte più alte. Attenzione: questo non significa automaticamente che le microplastiche portino la demenza. Ma non si possono nemmeno ignorare dati del genere.

Lo studio ha aperto un dibattito scientifico anche sulla metodologia, ma il segnale che lancia resta significativo.

Nel 2023, quando ho iniziato a prendermi seriamente cura della mia salute, una delle prime cose che ho cambiato è stata proprio questa. Via la plastica dalla cucina e, in generale, dalla casa.

Non sono perfetta e tutt'ora (tre anni dopo) mi rendo conto di tanto in tanto di trovare oggetti che utilizzo quotidianamente e che sono di plastica, ma cerco sempre di sostituirli con altri materiali.

Se non hai ancora iniziato a fare questi cambiamenti, ma vorresti cominciare, ti consiglio di partire dalla cucina visto che gli utensili toccano direttamente il cibo che mangi ogni giorno.

Contenitore in vetro con quinoa, fagiolini, peperoni, pomodorini e tonno

Utensili e contenitori

Se non vuoi rivoluzionare dall'oggi al domani la tua cucina (e lo capisco), ti consiglio di partire dai contenitori e dagli utensili che restano a lungo a contatto con il cibo caldo o acido.

Questo perché il calore "scioglie" la plastica rilasciandola nel cibo.

I peggiori sono i contenitori che metti nel microonde. In tal caso ti consiglio di utilizzare sempre contenitori di vetro e non di plastica o silicone.

Stessa cosa per le schiscette per il pranzo che stanno a contatto con il cibo (spesso condito) per diverse ore: anche qui il vetro o l'acciaio inox sono le scelte migliori.

Per gli utensili come taglieri, cucchiai, o mestoli, puoi scegliere tra il legno e l'acciaio. Personalmente preferisco l'acciaio perché veloce da lavare (e va in lavastoviglie), non forma muffe come può invece succedere con il legno e dura un'infinità.

Contenitore con selezione di utensili da cucina in acciaio inox

Piatti

Una nota a parte la meritano i piatti.

La maggior parte dei piatti è in ceramica, quindi si evita il problema della plastica. Ma attenzione: alcuni piatti con disegni colorati, molto antichi (come quelli bellissimi delle nostre nonne) o economici (come quelli comprati sui siti cinesi che sono sicura conosci) possono rilasciare sostanze come il cadmio e il piombo nel cibo, soprattutto se entrano in contatto con cibi acidi o caldi.

Uno studio storico pubblicato su Science of the Total Environment ha analizzato 149 piatti americani prodotti prima del 1970: più della metà (78 su 149) rilasciava piombo in quantità superiori ai limiti di legge quando entrava in contatto con sostanze acide per 24 ore. Tra i piatti testati anche per il cadmio, circa un quarto (26 su 98) superava i limiti FDA.

Sono numeri importanti, ma c'è una sfumatura: l'effetto (come spesso in questi casi) è molto più grave con cibi acidi (passata di pomodoro, aceto, limone, vino) e con tempi di contatto lunghi.

Un piatto antico usato occasionalmente per servire pane o pasta in bianco è molto meno problematico di una pirofila vintage usata regolarmente per cuocere salse al pomodoro.

Per quanto riguarda invece i piatti recenti, i colori più "sospetti" e problematici sono il rosso, l'arancione e il giallo brillante: i pigmenti che li producono sono spesso a base di cadmio.

Attenzione: questo vale anche per i piatti per bambini con disegni come i personaggi dei cartoni animati.

Una categoria di piatti a cui farei molta attenzione sono quelli acquistati a prezzo "stracciato" su siti cinesi perché spesso provengono da paesi con regolamenti meno rigidi sui metalli pesanti.

I piatti europei moderni (post-anni '80) di marchi conosciuti sono generalmente sicuri poiché l'Unione Europa ha limiti molto rigidi sul piombo nella ceramica.

Schiera di piatti in ceramica con decorazioni colorate riposti su un poggiapiatti in legno

I piatti antichi della nonna: bellissimi da ammirare ed esporre, da evitare per l'uso quotidiano.

Gli unici a cui fare attenzione sono i piatti decorati con disegni brillanti, soprattutto se di importazione.

Personalmente per evitare problemi ho acquistato piatti di vetro resistente senza disegni. Utilizzo "i piatti belli" Villeroy & Boch che mi hanno regalato per il matrimonio solo quando ho ospiti (e li ho scelti senza disegni).

Padelle e pentole

Passiamo alla parte più saliente (in tutti i sensi 😅) che sono pentole e padelle.

Alcuni materiali, soprattutto se rovinati o usati nel modo sbagliato, possono cedere piccole quantità di sostanze potenzialmente tossiche nel cibo. Ecco quelli a cui fare più attenzione.

Antiaderente

Lo so, lo so.

Anche io le adoravo e le usavo per anni con grande soddisfazione.

Quelle frittate perfette che si staccano subito… un sogno!

Ma c'è un ma. Anzi, ce ne sono diversi.

E vale la pena spiegarli bene perché c'è molta confusione su PFAS, PFOA e Teflon.

Frittata con pancetta e cipolla cotta su pentola antiaderente e fornello elettrico

Il Teflon è il nome commerciale di un materiale plastico chiamato PTFE (politetrafluoroetilene). È quello che dà alla padella la sua superficie liscia e antiaderente.

I PFAS sono una grande famiglia di sostanze chimiche, anche soprannominate "inquinanti eterni" perché non si degradano nell'ambiente e si accumulano nel nostro corpo.

Il Teflon fa parte della famiglia dei PFAS.

Il PFOA è uno specifico PFAS che veniva usato fino al 2013 nella produzione del Teflon ed è stato collegato a problemi alla tiroide, al fegato, ai reni, alla fertilità e addirittura ad alcune forme di cancro. Oggi il PFOA è stato vietato e non viene più utilizzato.

Ecco perché spesso sulle padelle (ma non solo) trovi scritto "senza PFOA". Ma "senza PFOA" non significa "senza PFAS". È semplicemente un'indicazione fuorviante.

La maggior parte delle padelle antiaderenti continua a essere rivestita in PTFE, che è comunque un PFAS.

Cosa succede quando cucini con una padella antiaderente

Ci sono due problemi distinti.

  • Il primo: a temperature alte, il rivestimento in PTFE inizia a degradarsi e a rilasciare fumi tossici. È quella che viene chiamata "febbre da Teflon" o polymer fume fever: sintomi simili a un'influenza (febbre, brividi, mal di testa) che colpiscono ogni anno centinaia di persone, soprattutto quando le padelle vengono scaldate vuote o lasciate sul fuoco troppo a lungo.
  • Il secondo problema, forse ancora più rilevante per l'uso quotidiano: il rivestimento si graffia. E quando si graffia, rilascia microplastiche direttamente nel cibo.

Uno studio del 2022 dell'Università di Newcastle in Australia (Luo et al., pubblicato su Science of the Total Environment) ha quantificato il fenomeno: un singolo graffio su una padella antiaderente può rilasciare circa 9.100 particelle di microplastica. E se il rivestimento è danneggiato in più punti, si arriva fino a 2,3 milioni di particelle.

Significa che quel piccolo graffio che hai sulla tua padella e a cui non hai mai dato troppo peso, in realtà rilascia microplastiche nel tuo cibo ogni volta che la usi.

Non voglio "fare paura", voglio semplicemente raccontarti la verità dei fatti in modo che tu possa trarre le tue conclusioni.

Cosa fare

Se hai appena comprato una padella antiaderente nuova, intatta e la usi a temperature moderate, il rischio nell'immediato è basso. Usala con attenzione: non metterla a contatto con utensili di metallo o spugne abrasive ed evita sempre di scaldarla vuota (cosa che spesso si fa quando per esempio si cuociono le uova e la carne senza oli).

Ma se quella che hai è graffiata o avevi già intenzione di cambiarla, questo è il segno di passare a un altro materiale più sicuro.

Alluminio

È leggero ed economico, ma può rilasciare particelle nel cibo, soprattutto se a contatto con cibi acidi come pomodoro, agrumi o aceto. Il nostro corpo non ha alcun bisogno di alluminio, quindi è meglio limitarlo: vale per le pentole, ma anche per la carta stagnola a contatto con i cibi acidi o messa in forno. Meglio scegliere della normale carta da forno e non riscaldare mai la carta stagnola.

Alcuni studi hanno ipotizzato un possibile ruolo dell'alluminio in processi neurodegenerativi e il legame con malattie come l'Alzheimer è oggetto di dibattito scientifico. Per cautela, in cucina conviene comunque limitarlo.

Salmone al cartoccio in forno con asparagi e limone

Rame non rivestito

Anche questo come l'alluminio può cedere quantità eccessive di rame negli alimenti, in particolare con i cibi acidi.

Per l'uso quotidiano, meglio orientarsi su altre pentole.

Batteria di pentole in rame

I materiali più sicuri (e come usarli)

Dopo che abbiamo visto cosa sarebbe meglio evitare, vediamo ora quali pentole scegliere.

Acciaio inossidabile

Personalmente lo ritengo il migliore per qualità, prezzo, durabilità e sicurezza. Tutte le pentole e padelle che uso quotidianamente sono di acciaio inossidabile.

Quando le scegli però fai attenzione che siano sufficientemente pesanti. Le pentole di acciaio inossidabile non sono mai di acciaio puro. Spesso si tratta invece di leghe di acciaio con altri metalli. Quando le pentole sono molto leggere, spesso hanno una grande quantità di alluminio, che come abbiamo visto non è il massimo.

Scegli sempre acciaio inox di buona qualità (assicura che abbiano la sigla 18/10 oppure i numeri 304, 316 e 430) e che siano sufficientemente pesanti.

Batteria di pentole in acciaio inox posizionate sui fornelli

Ghisa non smaltata

La ghisa "tradizionale", quella nera, opaca, pesante.

Trattiene molto bene il calore, dura una vita ed è perfetta per alcuni tipi di cotture come la rosolatura della carne e le cotture lente.

Va però stagionata: cioè trattata periodicamente con uno strato sottile di olio cotto, che crea una patina antiaderente naturale. Non va mai lavata con detersivi aggressivi né messa in lavastoviglie e va sempre asciugata bene.

Può rilasciare un pochino di ferro nel cibo, ma generalmente questo non è un problema (lo diventa solo se si ha il ferro molto alto, ma è facile tenerlo sotto controllo con un semplice esame del sangue).

Una precisazione: è meno indicata per cibi molto acidi (come ad esempio la passata di pomodoro lasciata cuocere a lungo) perché l'acidità intacca la patina di stagionatura e fa rilasciare più ferro.

Batteria di pentole in ghisa non smaltata impilate

Ghisa smaltata

È sempre ghisa, ma con un rivestimento di smalto vetrificato (una sorta di vetro fuso ad alta temperatura sopra il metallo). Lo smalto crea una barriera tra la ghisa e il cibo che impedisce al ferro di essere rilasciato e permette di usarla con successo anche a contatto con cibi acidi.

In pratica unisce i vantaggi della ghisa (calore uniforme, durabilità) ai vantaggi del vetro (sicuro anche a contatto con cibi acidi, non serve la stagionatura e si pulisce facilmente).

I brand più famosi sono Le Creuset (famosissima sui social) e Staub: sono entrambe di ghisa smaltata di ottima qualità e durano davvero una vita.

  • Le Creuset ha lo smalto interno bianco/crema che permette di verificare più facilmente il livello di doratura del cibo mentre cucini, ma con il tempo può macchiarsi.
  • Staub invece ha lo smalto interno nero opaco, con il vantaggio che non si macchia facilmente, ma è più difficile controllare il livello di cottura dei cibi.
Pentola Le Creuset in ghisa smaltata con patate, carote e spezie

Personalmente ho acquistato una Staub che uso prevalentemente in forno per le cotture lunghe e a bassa temperatura: cuocere il pollo arrosto, preparare le costine di manzo per il bbq o la coda di bue.

È comodissima: per esempio le costine, le metto ancora surgelate nella Staub con coperchio, poi in forno statico a 150 gradi per 4 ore e risultano perfette. Soffici da sciogliersi in bocca e succose. Possono essere mangiate così o passare sul bbq per far formare la crosticina.

Lo svantaggio di queste pentole è che sono pesantissime e personalmente non le userei tutti i giorni per cucinare. Sono anche piuttosto costose, ma sono un investimento che si fa una volta nella vita.

Si trovano comunque alternative meno costose come Combekk o Cuisinart. Attenzione invece alle ghise smaltate molto economiche di marchi sconosciuti perché alcuni studi hanno trovato che possono rilasciare metalli pesanti.

Costine che cuociono in una pentola Staub rossa in ghisa smaltata

Vetro

Per quanto riguarda le teglie da forno, personalmente prediligo il vetro perché durevole, facile da pulire e non tossico.

Ovviamente deve essere un vetro specifico e adatto alla cottura in forno (Pyrex, ad esempio) e faccio sempre attenzione a non trasferire una teglia dal freezer al forno, altrimenti c'è il rischio che si rompa per lo shock termico.

Parmigiana di melanzane cotta al forno in una pirofila di vetro

Quale materiale per quale cottura

Considerando le proprietà di ciascun materiale, queste sono le tipologie di cottura che si adattano meglio a ciascun materiale.

  • Per le alte temperature (come ad esempio rosolare la carne, saltare in padella): acciaio inossidabile o ghisa
  • Per brasati e stufati (anche in forno) e sughi, soprattutto con pomodoro o altri cibi acidi: ghisa smaltata
  • Per le cotture al vapore e delicate: una pentola in acciaio inox con il cestello sempre in acciaio inox e coperchio di vetro
  • Per le cotture in forno: vetro Pyrex o ghisa smaltata
  • Per servire cibi acidi o caldi: scegli vetro o ceramica di origine europea e di brand possibilmente conosciuti; evita i piatti vintage decorati e quelli economici di importazione
  • Da evitare il più possibile: l'alluminio e le pentole con il rivestimento graffiato

Domande frequenti

  • Devo buttare subito le mie padelle antiaderenti?

    Se il rivestimento è perfettamente integro o sono nuove puoi continuare a usarle, evitando di scaldarle vuote o ad altissima temperatura. Sostituiscile quando si graffiano o si rovinano e per i prossimi acquisti orientati su materiali più sicuri.

  • L'acciaio inox è sicuro se sono allergica al nichel?

    L'inox di buona qualità rilascia quantità minime di nichel, ma in caso di allergia può comunque dare fastidio, soprattutto se usato a contatto con cibi acidi. In questo caso, per le preparazioni acide puoi usare la ghisa smaltata o il vetro. Se hai dubbi, rivolgiti al tuo medico.

  • Qual è in assoluto la pentola migliore?

    Non esistono pentole "perfette", ma come abbiamo visto ogni materiale ha pregi e difetti. Personalmente ho acquistato pentole e padelle di acciaio inox e poi ho una pentola grande Staub in ghisa smaltata.

In sintesi

La dieta-antinfiammatoria dipende anche dagli strumenti che utilizzi per cucinare e per conservare il cibo.

Quando possibile, cerca sempre di evitare la plastica e di scegliere materiali sicuri.

Non devi rivoluzionare la tua cucina domani, ma mano a mano che devi sostituire degli utensili o delle pentole, ha senso orientarsi verso materiali sicuri.

  • Pubblicato il 5 giugno 2026 · aggiornato il 5 giugno 2026
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